Le fluttuazioni della voce nel malato di Parkinson

Valutazione del volume e del linguaggio.

Lo studio è stato effettuato focalizzando una trentina di pazienti dislocati in varie città del Nord Italia tenendo conto dell’età, la scolarizzazione, la professione, gli anni di malattia, se neurostimolati oppure no. Le osservazioni tratte hanno un riscontro più specifico individuale così come le terapie farmacologiche prescritte dal neurologo sono frutto di un’accurata alchimia ad personam.

Qui fornisco un quadro generalizzato.

Il brano scelto come parametro è di lettura facile, caratteri grandi, l’introduzione è stata letta prima e al termine della lezione, infine dopo un ciclo di almeno 10 lezioni.

Le alterazioni fonetiche sono legate a disturbi afasici-anartria-che evidenziano due componenti:una paretica, l’abbassamento della voce, una disprassica, l’aprassia bucco facciale. Il 100%degli esaminati denota un problema legato al volume, un 85% un problema legato a vari aspetti linguistici e all’espressione.

La caratteristica evidente è il volume che si affievolisce nel corso della lettura per l’impossibilità del paziente a controllare adeguatamente la funzione respiratoria legata ad una muscolarità astenica con conseguente perdita del ritmo e dell’espressione. In aggiunta, quando è presente un’afasia di Broca, (la zona del cervello preposta al linguaggio), la parola giusta diventa difficile da reperire, la voce s’impasta, sopraggiunge il blocco totale.

I disturbi disartrici alterano l’associazione di fonemi e si legano all’agrafia.

Nel Parkinson un tremore regolare di 4-8 al secondo ha un’incidenza rilevante sulla modulazione della voce, l’eloquio e sulla grafia.

Il discorso è rallentato, interrotto o precipitato, inespressivo, sorretto dall’insegnante.

Incidono la terapia nelle sue fasi on -off e la batteria nei neurostimolati. A batteria spenta il paziente parla normalmente. Sul versante psicologico abbiamo situazioni di nervosismo-panico, senso di inadeguatezza: A che mi servono le terapie se la malattia è progressiva? Guarda come è ridotto quello accanto a me. Finirò come lui?

La voce “rotta” ne è spesso la conseguenza dovuta non solo a una carente abilità tecnica e a ben noti impedimenti motori ma altresì ad un disagio psicologico.

Nelle prove di canto si “sale” senza coprire il suono, sollevando la laringe, costringendo la muscolatura laringea ad un senso di fatica fonatoria, dove le forze muscolari sono contratte per la mancata collaborazione dei muscoli tiroaritenoideo e cricotiroideo, responsabili della creazione e del passaggio dalle note gravi all’acuto e dei conseguenti armonici che forniscono il lifting vocale.

A questo punto, grazie a quella che per brevità indico come cantoterapia produco la conseguente copertura del suono concretizzata con esercizi idonei e fruibili dal paziente, inducendo l’abbassamento laringeo e della mandibola, appiattimento della base linguale, allargamento del cavo oro-faringeo, elevazione del velo palatino.

Aiuto il ripristino dei muscoli preposti alla respirazione, fornendo i mezzi per “attaccare” il suono, e la conseguente creazione di fonemi che forniranno l’incipit per la costruzione e formulazione del discorso.

Secondo i risultati ottenuti sinora si incrementa in questo modo il volume di 9 pazienti su 10 e l’abilità linguistica di 8.5 pazienti su 10. L’ipofunzionalità del cantato viene praticata seguendo un’iter motorio attraverso esercizi specifici studiati per i limiti imposti dalla malattia e per un paziente senza pregressa conoscenza della materia creando un’interazione psicologica di grande impatto poiché il paziente si sente guidato da una voce professionale di alto livello, coadiuvato dal suono e nell’accurato svolgimento di esercizi piacevoli riacquista una componente importantissima: la fiducia in se stesso. Gli esercizi aiutano la postura, le funzioni cognitive tra cui la memoria, spesso compromessa, creano empatia con l’interlocutore. Ai fini di un risultato ottimale i cicli vanno ripetuti annualmente.

Questa metodica, proposta dalla sottoscritta appositamente per il paziente parkinsoniano e poi effettuato su altre malattie neurologiche laddove il paziente possa relazionarsi, affonda le sue radici nelle tecniche vocali per la creazione di voci eccezionali. Fusione della cultura artistica e foniatrica che stanno alla base della conoscenza approfondita della vocalità.

Pubblicato su Enciclopedia medica Omega – volume VI

Saggi pubblicati sull’argomento:

Voce,strumento di comunicazione e terapia – edizioni CEI, 2009

Liedtherapy – edizioni CEI 2013

La voce del cantante, cap VI -Voce e grafia nel Parkinson – ed. Omega 2011

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